È morta Afrodite, la tartaruga imprigionata nei rifiuti


Dopo oltre due mesi di lotta continua Afrodite non ce l’ha fatta. Lo splendido esemplare di caretta caretta, che era stata raccolta nell’area calabrese totalmente coperta dal nylon di una lenza, è morta alla Sea Turtle Clinic, ospedale dove era stata trasferita. A nulla sono valse le cure e l’affetto del professor Di Bello e del suo staff, fatto da veterinari e volontari del Crtm Brancaleone, il centro recupero tartarughe marine del comune marittimo calabrese.

“In seguito all’amputazione della pinna sinistra, si sono susseguite settimane di cure intense e approfondite cercando, invano, di bloccare la necrosi che aveva invaso i tessuti aggravando sempre più le condizioni generali di Afrodite” – racconta Tania Il Grande, giovane volontaria che gestisce il centro.

La tartaruga, che al momento del ritrovamento aveva una lenza che le provocava una stretta molto forte intorno alle pinne inferiori ed era incastrata in un cerchione arrugginito della ruota di una bicicletta, si trovava in trappola. Una trappola che le ha causato prima la cancrena di entrambi gli arti e poi non le ha lasciato scampo. Non è servito a nulla neanche l’intervento del professor Di Bello, specializzato in recupero di casi al limite come questo . Afrodite, infatti, è volata via, andando a sguazzare nelle acque pulite del paradiso.

“Ogni settimana, ahimè, almeno una tartaruga arriva in queste condizioni. Le ritroviamo anche già morte, ma speriamo vivamente che la vicenda di Afrodite abbia smosso le coscienze delle persone”. Queste sono le parole di Tania IL Grande, ma non possiamo far altro che aggiungerci al suo appello, nella speranza che i comportamenti degli umani inizino a cambiare, prima che sia compromesso irrimediabilmente il futuro del nostro pianeta, augurandoci che il sacrificio della piccola Afrodite non venga dimenticato.