Il Cdm approva il ddl salva mare. L’Italia dichiara guerra alla plastica!


“Ce l’abbiamo fatta! È iniziata la guerra alla plastica. Siamo solo al primo passo, ma fondamentale”. Con queste parole il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha festeggiato l’approvazione del decreto di legge Salva mare, ricordando che quella della plastica è una grossa emergenza che inquina il mare con oltre otto milioni di tonnellate l’anno.

I pescatori diventano così dei veri e propri “spazzini” del mare: potranno infatti portare a terra i materiali di scarto raccolti durante la traversata senza il timore di essere accusati di traffico di rifiuti.

Che cos’è il Ddl Salva Mare?

Facciamo un passo indietro: il decreto di legge ha come obiettivo quello di contribuire a un risanamento dell’ecosistema marino, promuovendo l’economia circolare mediante il recupero di rifiuti accidentalmente pescati o tramite l’incentivazione di volontarie campagne di pulizia del mare.

La plastica sui fondali marini rappresenta infatti, un problema molto serio che va affrontato al più presto, prima che la situazione diventi irrecuperabile.

Il ruolo dei pescatori nel decreto Salva Mare

La posizione dei pescatori sarà di fondamentale importanza per la promozione dell’iniziativa. Se con la legge attuale rischiavano di essere multati per traffico di rifiuti, il nuovo decreto permette loro di riportare a terra il materiale nocivo incontrato durante la traversata e di smaltirlo in apposite isole ecologiche che saranno allestite nei porti.

Questo provvedimento sarà un incentivo per i pescatori anche dal punto di vista economico. Il settore ittico porta all’Europa introiti pari a circa 61,7 milioni di euro all’anno e, se non si cambia rotta, entro il 2025 gli oceani conterranno una tonnellata di plastica ogni tre di pesce. Una situazione che potrebbe portare i consumatori a non acquistare più pesce per paura di ingerire le microplastiche presenti nei loro tessuti.

Il decreto salva mare non solo consentirà ai pescatori di ripulire i fondali marini ma anche di evitare che i costi di gestione di certi rifiuti gravino unicamente sulle tasche loro e degli altri utenti del porto, prevedendo dei meccanismi che premino tutti coloro che ripuliranno il mare dalla plastica.

Un certificato ambientale per gli imprenditori

Per stimolare comportamenti virtuosi volti alla prevenzione e al risanamento dell’ecosistema marino, i pescatori potranno ricevere un certificato ambientale e la loro filiera di pescato sarà adeguatamente riconosciuta. Il ministero dell’ambiente, infatti, lavorerà con quello delle Politiche agricole per introdurre i meccanismi di premio e beneficio per l’intera filiale ittica green.

Non sarà un singolo decreto a cambiare le cose, ma da qualche parte bisogna pur cominciare, giusto?