Come trasformare la plastica in carburante poco inquinante?


Trasformare tonnellate di rifiuti plastici in materiali combustibili? Sembra un’eresia, ma non è così. Stando a quanto riportato da uno studio pubblicato su ACS Sustainable Chemistry and Engineering, esiste una tecnica in grado di trasformare questi materiali in un carburante molto simile a benzina o diesel.

Quante volte negli ultimi giorni vi è capitato di vedere servizi giornalistici in televisione che riguardano l’ecosistema marino invaso dai rifiuti? Il mondo sta affogando nella plastica! Si calcola che ogni anno oltre 300 milioni di tonnellate di rifiuti finiscono fra discariche e mare. Oramai persino i bambini sanno che ci vogliono decine e decine di anni affinché la plastica si decomponga.

Proprio per questo motivo gli scienziati stanno mettendo a punto soluzioni alternative per gestire la plastica a fine vita, partendo da un corretto percorso di raccolta differenziata.

Un team di chimici della Purdue University ha trovato una parziale soluzione al problema: convertendo il polipropilene, un tipo di plastica usato nei giocattoli e negli imballaggi, in benzina e carburante simile al diesel, ma di natura meno inquinante. A loro avviso, infatti, questo combustibile è adatto a essere utilizzato come blendstock, ovvero uno dei carburanti usati nei veicoli a motore.

La tecnologia, ideata dalla studentessa Wang Kai Jin e dalla ricercatrice Wan-Ting Chen è in grado di convertire oltre il 90% dei rifiuti poliolefinici in prodotti diversi, come combustibili o monomeri.

Una volta convertita la plastica in nafta, il prodotto può essere impiegato come materia prima in processi chimici o separato in solventi speciali o altri prodotti. I combustibili derivati da questo processo sarebbero in grado di soddisfare il 4% della domanda annuale di benzina o diesel.

“Queste materie plastiche si degradano lentamente e rilasciano microplastiche e sostanze chimiche tossiche nel terreno e nell’acqua. È una catastrofe, perché una volta che questi inquinanti sono negli oceani, è impossibile recuperarli completamente” afferma Wang.

Ecco perché è bene rimboccarsi le maniche e trovare nuove soluzioni!