Il Mediterraneo, un mare circondato dalla plastica!


All’interno dell’intero ecosistema marino mondiale si trovano oltre 150 milioni di tonnellate di plastica. Senza un’inversione di rotta, entro il 2025 gli oceani conteranno una tonnellata di plastica ogni tre di pesce. Una prospettiva a dir poco terrificante!

Secondo quanto riportato da un indagine del WWF, l’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo, seconda solo alla Cina. Nel 2016 la produzione di plastica ammontava a 60 milioni di tonnellate, di cui solo il 31% è stato inizializzato al riciclo, il 27% è finito in discarico e il resto è stato avviato al recupero energetico.

Se esaminiamo più da vicino il problema, l’Europa viene considerata come una delle sei “isole di plastica” presenti nel mondo. L’area del Mediterraneo, in particolare, rappresenta l’1% delle acque mondiali e contiene circa il 7% della microplastica presente nel mondo. Proprio in quest’area le microplastiche raggiungono concentrazioni da record, con 1,25 milioni di frammenti per km2, quasi 4 volte quelle presenti in una delle altre “isole di plastica”. Anche la situazione legata ai sedimenti è molto preoccupante: stanno arrivando a una concentrazione di frammenti di plastica fra le più alte al mondo: 10.000 per km2.

Ma vediamo più da vicino la situazione nostrana.

Cosa sappiamo della situazione italiana?

In Italia, ogni anno, si utilizzano circa 2,1 milioni di tonnellate di plastica solo per gli imballaggi, e se ne ricicla unicamente il 22%! Inoltre, sono 32 i milioni di bottiglie di acqua minerale consumate quotidianamente che, con circa 178 litri annui per persona, fanno degli italiani i maggiori consumatori di acqua in bottiglia in Europa.

Per tentare di salvaguardare la situazione del pianeta, l’Unione Europea ha bandito l’utilizzo della plastica usa e getta. La normativa, che entrerà in vigore nel 2021, segue le precedenti restrizioni che, in Italia, bandiscono l’utilizzo di sacchetti per la spesa (2011) e per il reparto ortofrutta (2018) non biodegradabili.

Per capire bene l’entità del danno che causiamo quotidianamente all’ambiente è bene schiarirsi un po’ le idee: un filtro di sigarette ha bisogno di 5 anni per decomporsi, una busta di plastica 20 anni, un filo da pesca 600 anni!

Ma attenzione, l’inquinamento da plastica non danneggia unicamente l’ecosistema marino ma anche alcuni settori economici del Mediterraneo, da sempre zona molto ambita nel campo della pesca e del turismo. La presenza di plastiche, infatti, determina un calo nelle catture, danni alle imbarcazioni e una notevole riduzione delle richieste dei consumatori, in allarme a causa della presenza di plastica nelle carni del pesce. Questo costa al settore ittico dell’Unione Europea oltre 60 milioni di euro di danni l’anno e porta, anche problemi in ambito turistico.

Del resto, chi vorrebbe farsi il bagno in un mare sporco e inquinato?