Progetto Marine Litter – Valore del danno

Quanto vale il danno causato dai rifiuti marini? Uno studio sperimentale del Sant’Anna lo racconta

Oltre agli effetti dannosi sulla salute dell’ecosistema e sulla salute umana la presenza di rifiuti marini provoca un degrado e una perdita di valore che è difficile stimare in termini concreti, se non esprimendone una valutazione in termini economici. Il valore economico fornisce una misura dell’importanza delle risorse naturali per il benessere umano che può risultare ancora più efficace se utilizzato in combinazione con altre forme di informazione, ad esempio gli indicatori biofisici e gli impatti sociali. Il vantaggio della valutazione economica è quello di essere in grado di esprimere l’importanza dei cambiamenti nella qualità dell’ambiente naturale direttamente in termini di benessere umano e utilizzare un’unità di misura (il valore monetario) immediatamente comprensibile. Ciò permette di valutare il danno provocato dai rifiuti in termini oggettivi, comparandolo con il valore di altri beni, servizi, investimenti e impatti sull’economia. 

Il danno provocato dai rifiuti marini può quindi essere stimato in termini di valutazione economica. Questo è l’obiettivo dello studio realizzato dal Sant’Anna, ovvero arrivare a definire in termini monetari il danno economico provocato da questa forma di inquinamento. Comprendendo in questa valutazione anche le componenti come ad esempio la conservazione di specie animali o il benessere umano, sia attuale che per le future generazioni. 

Metodo della valutazione contingente

Tutte queste componenti del valore possono essere stimate attraverso opportune metodologie delle scienze economiche. Tra le diverse metodologie applicabili troviamo il metodo della valutazione contingente (Contingent Valuation Method, CVM). Uno strumento utilizzato per valutare beni ambientali o risorse naturali, per i quali non esiste un mercato diretto e, quindi, non è possibile stabilire il valore attraverso prezzi di mercato. Il metodo si basa su indagini che simulano un mercato ipotetico. Chiedendo alle persone individuate come campione rappresentativo della popolazione:
quanto sarebbero disposte a pagare (Willingness to Pay, WTP) per preservare o migliorare un determinato bene ambientale, oppure quanto vorrebbero essere compensate (Willingness to Accept, WTA) per accettare una sua perdita o degrado. 

Lo studio ed i suoi risultati 

A circa 600 cittadini residenti nelle province di interesse (campione rappresentativo della popolazione in termini numerici di ca. 1.4 mio) è stato somministrato un questionario on line. È stato domandato di immaginarsi in procinto di recarsi nella spiaggia preferita della loro Regione e di supporre di trovare la  spiaggia ingombra di numerosi rifiuti (ad esempio bottigliette di vetro e plastica, mozziconi di sigaretta, cartoni abbandonati, …).  

Descritto uno scenario di “danno” come questo, la metodologia di ricerca selezionata ha consentito di analizzare la percezione dei rispondenti circa il valore economico attribuito a tale “danno”. Ciò è avvenuto prospettando loro la possibilità di essere “ricompensati” economicamente per il danno patito. Il risultato di queste valutazioni ha permesso di stimare il valore (percepito) del danno da rifiuti marini nell’area di interesse. 

Il danno patito è stato valutato 108 milioni di euro! 

Si tratta di un valore legato alla singola esperienza negativa vissuta e quindi scalabile, in line di principio, ogni qualvolta l’esperienza si ripresenti.  

Dallo studio emerge chiaramente che il danno derivante dalla presenza di rifiuti marini ha un valore elevato. Basti pensare che nelle province di Grosseto e Livorno la blue economy produce, in un anno, un valore aggiunto di 3 miliardi di euro, a fronte di un danno fotografato, in una istantanea,  che andrebbe a pesare per il 3,6%. 

La prevenzione

Guardando ai costi della prevenzione, invece, si potrebbe comparare questo valore al finanziamento di programmi di ricerca e sviluppo per la realizzazione di strategie di economia circolare. Una prevenzione per la presenza di rifiuti marini e che, per quanto ingenti, risulterebbero comunque irrisorie. Un recente studio dell’OECD evidenzia come la spesa allocata dall’Europa al finanziamento di programmi quali LIFE, HORIZON, ammonti a 0,20 euro/procapite, valore che appare in netto contrasto con  valori procapite stimati dallo studio del S.Anna, che ammontano a circa 80 euro. Ciò va a suffragare una verità nota ma poco realizzata, ossia che la prevenzione costa meno della gestione dei danni e delle sue conseguenze.

L’impatto del danno da rifiuti marini

Rendere visibile le conseguenze del danno da rifiuti marini può stimolare processi di innovazione a diversi livelli e per diverse categorie di stakeholder. Il danno ambientale causato dai rifiuti marini va ad incidere non solo sugli ecosistemi, ma anche sul benessere economico delle comunità che dipendono dal mare, mostrando un legame diretto tra la quantificazione monetaria e la necessità di innovare per tutelare il futuro di queste attività economiche. L’accumulo di rifiuti marini non solo compromette l’attrattività delle spiagge, ma incide negativamente anche sull’esperienza turistica e sull’immagine delle destinazioni costiere. Il danno monetario è ingente e ha un impatto diretto su diverse catene del valore  legate al mare e al turismo. Ciò può stimolare le industrie a innovazioni tecnologiche ed organizzative volte alla riduzione dei rifiuti marini. Inoltre, il legame tra valore monetario e percezione sociale è cruciale. Quando i cittadini attribuiscono un valore economico alla perdita di una spiaggia pulita (in questo caso, una willingness to accept di 108 milioni di euro), si possano alimentare processi di innovazione sociale. Si tratta di usare la conoscenza prodotta per mobilitare nuove forme di impegno collettivo, sensibilizzare la popolazione e incoraggiare l’adozione di comportamenti sostenibili. 

Parlare di rifiuti marini in termini economici consente, quindi, di porre enfasi sull’aspetto strategico delle scelte che possono essere compiute a diversi livelli (micro, macro) e in diversi ambiti (pubblico, privato, economico e sociale). Strategie e processi decisionali che attori pubblici e privati dovrebbero saper disegnare insieme, a vantaggio del benessere dei cittadini e degli ecosistemi.  

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